Il premio Cotisso 2020 agli angeli dell’acqua alta del Conservatorio Benedetto Marcello

Con un tempestivo intervento, le note di Vivaldi, Beethoven e altri inestimabili volumi sono stati salvati dall’acqua alta del 12 novembre 2019. Il presidente Giovanni Giol: “Grazie al loro impegno, nulla è andato perduto”.

 

Le note tracciate a inchiostro sembravano dissolversi sulla carta bagnata. Le rilegature di sottile spago non tenevano più, le pagine di musica si dividevano alla rinfusa, oppure galleggiavano incollate insieme. Quando il 12 novembre 2019 l’acqua alta si è insinuata nell’archivio del Conservatorio Benedetto Marcello, opere settecentesche di Vivaldi, prime edizioni di Beethoven dell’800, composizioni di Benedetto Marcello, di Domenico Cimarosa e altri preziosi volumi hanno rischiato di andare perduti per sempre.

Gli angeli dell’acqua alta

Sembrava un disastro irrimediabile, ma poi sono arrivati Gli angeli dell’acqua alta: allievi del Conservatorio, studenti provenienti dagli atenei veneziani e di terraferma, coadiuvati da docenti, impiegati e privati cittadini provenienti da ogni dove. Tutti insieme, per salvare uno dei patrimoni inestimabili di Venezia.

 

“Fin dalle prime ore successive all’inondazione”, racconta il presidente del Conservatorio Giovanni Giol, “i volontari che abbiamo ribattezzato Angeli hanno sfidato le intemperie in condizioni climatiche difficili, spesso a piedi nudi e a rischio della salute. Gli studenti, in particolare, si sono presi cura dei libretti intrisi d’acqua, arieggiandoli, imbustandoli, tamponandoli con la carta assorbente, lavorando per ore senza sosta. Solo grazie alla loro tempestiva e preziosa opera è stato possibile salvare i volumi bagnati. Nulla è andato perduto e possiamo pronosticare con ragionevole sicurezza il completo recupero di ogni pagina”.

 

Grazie a questo eccezionale impegno teso alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale, VIF ha deciso di assegnare il Premio Cotisso 2020 agli studenti del Conservatorio Benedetto Marcello.

A che punto siamo

Lo abbiamo chiesto a Paolo Da Col che ha seguito tutte le operazioni di recupero.

“L’ampio numero di volumi non antichi che avevano necessità di essere restaurati sono stati presi in carico dal centro di Castel Maggiore” – spiega – “che ha concluso l’asciugatura e aggiunto materiali a ph neutro per la conservazione, oltre a nuove rilegature e interventi di vario genere. Per il materiale antico e più prezioso abbiamo fatto un bando per restauratori e trovato una professionista che ha affrontato il lavoro sulle edizioni a stampa, come le opere di Antonio Vivaldi, recuperando l’antico splendore degli originali. Anche i manoscritti sono tornati dal centro di restauro di Firenze”.

Avete messo in sicurezza anche la biblioteca?
“L’episodio ci ha insegnato molte cose e ora la situazione è sotto controllo. Tutto è stato censito e i materiali antichi sono stati trasferiti nei piani alti. Inoltre, sono stati installati una vasca a pozzetto con due pompe idrovore, un deumidificatore e un rilevatore di umidità che fungeranno da prima linea di difesa contro un’altra eventuale alluvione”.